Si definisce bevanda alcolica qualsiasi bevanda contenente alcol etilico (anche detto etanolo). La parola alcool deriva dall’arabo الغول (al-ġuḥl, spirito) o da الكحل (al-kuḥl, polvere di Stibnite ottenuta per sublimazione).[senza fonte]

Una bevanda alcolica si può ottenere mediante:

  • fermentazione alcolica degli zuccheri contenuti nei frutti o nei cereali (ad esempio il vino dall’uva o la birra dall’orzo)
  • distillazione di:
    • bevande fermentate (ad esempio il brandy dal vino)
    • cereali o altri vegetali ricchi di zucchero o amidi (ad esempio la vodka da grano e patate)
    • residui della produzione di bevande fermentate (ad esempio la grappa dalle vinacce)

Le bevande alcoliche prodotte per fermentazione erano conosciute fin dall’antichità da quasi tutte le civiltà, ed usate sia per ragioni mediche (in alcuni luoghi e periodi non era disponibile acqua sicura) o igieniche (in quanto l’alcol ha proprietà antisettiche), sia come integratori alimentari (per il loro apporto di zuccheri), sia per scopi conviviali, per ispirazione artistica o come afrodisiaci.

Non è un caso se i distillati alcolici siano stati definiti con le parole aqua vitae (“acqua della vita”), che è lo stesso significato del gaelico uisge beatha, da cui prenderà la denominazione il whisky.

Peraltro processi naturali in grado di produrre sostanze contenenti alcool esistono sul nostro pianeta da milioni di anni, ed è stato scoperto nel bagaglio genetico dell’uomo un gene specializzato per il trattamento dell’alcool, più precisamente quello che codifica per l’enzima alcool-deidrogenasi; questo dettaglio può far pensare che l’uomo, per molto tempo, sia stato a contatto con questa sostanza, tuttavia non si posseggono notizie storiche che confermino questa ipotesi e pare che fino a 10 mila anni fa il consumo di alcool possa essere stato fortuito ed episodico.[1]

L’ipotesi che gli esperti formulano sui primi contatti con l’alcool avvenuti forse nel tardo Paleolitico, sembrano indirizzarsi verso un assaggio occasionale di una quantità di miele scaduto, o di un dattero o della linfa di alcune piante, tutte sostanze caratterizzate dalla presenza di un elemento zuccherino che fermenta in modo naturale. Per la scoperta della birra, l’uomo ha dovuto attendere almeno lo sviluppo della cerealicoltura, basate su grandi raccolti di orzo e frumento. Tavolette mesopotamiche antiche 6000 anni fa, contengono ricette illustrate per la produzione della birra.

Le fonti storiche confermano, in qualunque caso, che già prima del III millennio a.C., Egizi e Mesopotamici conoscessero bevande simili alla birra. Lo sviluppo dell’agricoltura agevolò la nascita di insediamenti sempre più grandi e sollevò quel grande problema che per molti secoli angustiò i popoli, ossia l’approvvigionamento di acqua potabile.[1]

Per quanto riguarda l’Oriente, l’abitudine molto antica di bollire l’acqua per la preparazione del tè, ha consentito un suo utilizzo sicuro come bevanda, e questa è una delle motivazioni per le quali in Oriente non si è diffusa, anticamente, l’abitudine alle bevande alcoliche.

In Occidente, invece, le bevande alcoliche sono servite anche per sopperire carenze alimentari, oltreché come antidoto contro le fatiche della vita, e infine come analgesico

Ad esse sono stati anche attribuiti significati simbolici o religiosi, ad esempio nell’antica Grecia nell’ambito dei riti dionisiaci, nella religione cristiana come simbolo dell’Eucarestia o nella Pasqua ebraica (Pesach). Nonostante questo, complessivamente l’Antico Testamento condanna l’abuso di alcool ed i Padri della Chiesa invitarono alla moderazione nell’assunzione del vino. Altre religioni invece (principalmente l’Islam) proibiscono il consumo di bevande alcoliche.

Il procedimento della distillazione è invece relativamente più recente; la sua scoperta si fa risalire agli alchimisti islamici dell’VIII secolo d.C., che aprirono le porte al consumo dei superalcolici, consentendo di superare la barriera del 16 per cento di gradazione alcolica, causata dalla non tollerabilità dei lieviti nei confronti di una concentrazione superiore.

Il consumo di superalcolici si diffuse rapidamente in Europa e impazzò almeno fino al XVII secolo, quando anche nel Vecchio Continente penetrarono bevande come il caffè, il tè e il cacao, analcoliche e sicure, grazie all’acqua bollita.

L’abuso di alcool venne catalogato come malattia, anche da un punto di vista medico-sanitario, solamente nel XX secolo, quando l’uso corrente di acqua potabile, rese non plausibile l’uso della bevanda alcolica per ragioni di salute.

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