Archivi per la categoria ‘Tradizioni Culinarie’

Buongiorno a te ! Una nuova idea che gli amici frequentatori il locale ci hanno proposto è quella della grigliata di carne. ed è per questo motivo che venerdì 13 e martedì 17 luglio abbiamo pensato di organizzarla con anguriata finale al Joy’s Pub
per il piacere di passare una serata estiva in compagnia degli amici del locale.

 Ti chiediamo se hai voglia di essere dei nostri, di comunicarci telefonicamente la serata che vorrai scegliere per una migliore organizzazione della stessa.
Ci servirà sapere soprattutto il numero di persone che parteciperanno con te alla serata.
La telefonata di conferma entro le ore 14:00 del giorno stesso da te scelto.
Qualcuno l’ha già provata al Joy’s in una delle serate di degustazione che spesso organizziamo e ne è rimasto …. appagato!
Restiamo in attesa. Un saluto.

Con l’estate che ci saluta torna la voglia di stare in compagnia e continuare a sognare le vacanze. Ma cosa succede se sono luoghi e sapori lontani a farvi teletrasportare senza muovervi da casa? Il Joy’s Pub di Bari ti dà la possibilità di scoprire la magia delle terre anglosassoni. In modo gustoso, divertente ed economico. È il Fish & Chips, il piatto tipico inglese, a regalarvi deliziose evasioni urbane.

SEMPLICE BONTA’ – Arriva dal mare del nord l’unione tra la freschezza del filetto di pesce bianco e la pastosità della patata. Il tutto reso ancora più sapido dalla pastella, che avvolge e rende morbido e croccante il pesce,  e dalla consistenza della patatina fritta, in formato steak e pepata. Nasce così, verso la fine dell’Ottocento, il Fish & Chips, una deliziosa ghiottoneria servita in fogli di giornale e pronta da mangiare.

UNA TENTAZIONE TARGATA JOY’S – Voglia di lasciarsi sedurre dalla fragranza del Fish & Chips? Lo storico angolo d’Irlanda a Bari, vi conduce in questo viaggio verso la terra dei sapori anglosassoni. Tutti i giorni, dal martedì alla domenica, potete gustare questo piatto tipico al tavolo, o passeggiando per strada. Se desiderate trascorrere una serata all’aria aperta, Marco il simpatico e ospitale pubblican, vi servirà una porzione take away nel tipico cartoccio di carta assorbente. E nel bicchiere? Una fresca e schiumosa birra, a rendere effervescente e spumeggiante la vostra serata. Un tripudio di sapori da non perdere.

Provare per credere.

 

BUON INVERNO A TUTTI !

 

Venerdì 2 marzo il consueto appuntamento al Joy’s Pub con le Tradizioni Culinarie. Dalle ore 21:00 avrete la possibilità di degustare uno dei piatti tipici della cucina Toscana: il baccalà alla Livornese.  Il Baccalà alla Livornese è un altro piatto tipico della cucina labronica, basata su pesce fresco e semplici ingredienti, come salsa di pomodoro, olio extravergine di oliva, aglio e prezzemolo.

 Nelle antiche botteghe alimentari dislocate nei vari quartieri cittadini o al Mercato Centrale di Livorno non mancano mai i grossi barattoli esposti con il merluzzo sotto sale ovvero il baccalà.

Per preparare il Baccalà alla Livornese il pesce deve essere “ammollato”, cioè tenuto in acqua fredda per almeno un giorno in modo da risultare meno salato una volta cotto. Per cucinare il piatto per 4 persone si consiglia di utilizzare 800 grammi di baccalà già bagnato. Scolare e togliere le lische al pesce. Tagliarlo a pezzi grandi (circa 3×4 cm) e infarinarlo. Friggere in olio di semi già caldo fino ad ottenere dei pezzi croccanti e dorati. Preparare un piatto con carta assorbente dove far riposare il baccalà fritto. Intanto predisporre un’altra padella con olio extravergine di oliva (2 cucchiai c.a.), aglio e prezzemolo tritati (2 spicchi c.a.). Dopo aver fatto soffriggere per pochi minuti gli odori, aggiungere la salsa di pomodoro (passata o a pezzettoni secondo il gusto personale). Aggiungere un pizzico di sale (non troppo perché il merluzzo sarà ancora un po’ salato).  Nel sugo preparato aggiungere i pezzetti di baccalà e far cuocere per 5 minuti c.a. Finire il piatto con un pizzico di prezzemolo fresco tritato. Il piatto è pronto per essere servito.      

Nulla di meglio che assaporarlo con il Pane di Laterza che già fa parte del servizio al tavolo nel menù del Joy’s Pub . Un altro consiglio: prenotate e lasciatevi consigliare dallo Staff  una buona birra di accompagnamento. BUON APPETITO

Venerdì 24 febbraio le Tradizioni Culinarie del Joy’s presentano “Fagioli all’uccelletto e salsiccia arrostita”, specialità tipica Toscana. I fagioli all’uccelletto sono uno dei piatti tipici della cucina Toscana, soprattutto di Firenze, città con una gastronomia dalla storia antica ed importante.

La fama di questa ricetta è legata soprattutto alla semplicità dei suoi ingredienti ed al suo sapore intenso ma allo stesso tempo delicato che ne fa un ottimo accompagnamento soprattutto per le carni. Nonostante siano così conosciuti, nessuno è mai riuscito a capire il significato del nome “fagioli all’uccelletto”, visto che nella ricetta di uccelletti non c’è traccia.  L’unico che ha cercato di dare una risposta a questo quesito è stato il padre della cucina italiana, Pellegrino Artusi secondo il quale la ricetta trarrebbe il suo nome dal metodo di cottura, con particolari aromi, utilizzato per la preparazione dei famosi arrosti di uccelletti.

Per prima cosa occupatevi della cottura dei fagioli, alla quale dovete fare particolare attenzione: mettete i fagioli in un tegame, possibilmente di terracotta, e copriteli con quattro dita d’acqua. Portateli molto velocemente ad ebollizione ed in seguito, abbassate la fiamma e lasciateli cuocere a fuoco lento finchè non risulteranno teneri ma senza sfaldarsi. Una volta pronti i fagioli, fate rosolare in un tegame, (sempre di terracotta se vi è possibile), con un pò d’olio, l’aglio ed il rametto di salvia. Dopo due o tre minuti aggiungete anche i pomodori pelati e fate cuocere il tutto fino ad ottenere un sugo abbastanza denso. Aggiungete quindi i fagioli che avevate precedentemente preparato, salate e pepate secondo il vostro gusto, quindi proseguite la cottura per almeno 15 minuti. Una volta pronti servite ancora caldi. 

Questa ricetta molto gustosa è un ottimo piatto vegetariano ed allo stesso tempo un ottimo accompagnamento per piatti di carne: in Toscana si usa soprattutto la salsiccia arrostita. Se non volete utilizzare i fagioli freschi potete usare anche quelli secchi; naturalmente la cottura sarà molto più lunga e dovrete ricordarvi di mettere i fagioli in acqua la sera prima per renderli più morbidi.

Vi aspettiamo per gustarla al Joy’s Pub  e vi consigliamo di prenotare. Buon Appetito

 

Venerdì 17 febbraio le Tradizioni culinarie del Joy’s Pub incontrano la Campania.
La genovese rappresenta, insieme al ragù, uno dei fondamenti della cucina napoletana. Se definiamo il ragù il “re” della cucina napoletana, la genovese ne è, a pieno titolo,  la regina . Ma perché questo sugo che appartiene alla tradizione culinaria napoletana, porta il nome ” alla genovese”?
L’origine di questo nome è alquanto incerta. Una delle tesi più accreditate la fa risalire al XV secolo, in pieno periodo aragonese, quando nella zona del porto di Napoli, vi erano alcune osterie tenute da trattori genovesi i quali erano soliti cucinare la carne in modo da ricavarne una salsa per condire i maccheroni. Altri studi fanno risalire l’origine di questo piatto , sempre nel XV secolo, alla presenza, sul molo dove di solito attraccavano le navi provenienti da Genova, di un “maccaronaro”, che aveva li il suo banchetto e che, probabilmente, prese il soprannome di ” o genovese”.  

Esiste ancora un’altra tesi sull’origine della genovese:  nel febbraio 1495, nelle fila dell’esercito francese che occupava Napoli, vi erano dei mercenari svizzeri.La cipolla è un ingrediente molto usato nella cucina elvetica e qualche mercenario svizzero avrebbe potuto trasmettere la conoscenza di una ricetta originaria di Ginevra. Da qui, con molta facilità il “sugo a la Genève “  può facilmente diventare ” alla genovese”.
Ma, quasi come la trama di un thriller, ecco che alla fine degli anni 70 viene alla luce un documento che pare metta fine alla ricerca. Nell’Archivio Nazionale di Parigi, vengono alla luce dei documenti: sono due trattati di arte culinaria del medio evo. Uno di essi è il LIBER DE COQUINA, scritto da un anonimo alla corte Angioina di Napoli nel trecento Si tratta di un ricettario dell’epoca dedicato a Carlo II d’Angiò. E tra queste ricette,scritte in latino, la n° 66 porta il nome di “ De Tria Ianuensis, “ che tradotta diviene “Della Tria Genovese. Il termine ” Tria ” è presente già in alcuni testi del trecento, tra cui  il “ theatrum sanitatis” dove per le paste alimentari si usa il termine “  Trij” . Ancora oggi, nel Salento, si cucinano “ ciceri e tria” pasta e ceci!
L’ingrediente necessario per realizzare questo piatto è la cipolla. Non va usata quella bianca, tantomeno quella fresca. L’ideale è quella rossa di Tropea o quella ramata di Montoro, diffusissima in Campania. La carne da utilizzare è il “ lacierto” , in italiano girello, in alternativa si usa la colarda o il muscolo dello stinco (gammuncello).
E la nostra chef Eleonora cosa ci proporrà? Per scoprirlo vi consigliamo la prenotazione e …. il gusto è garantito !

Venerdì 10 febbraio la nostra chef Eleonora le preparerà e le presenterà a Le Tradizioni Culinarie al Joy’s. Le costolette d’agnello parmigiano e prezzemolo sono un delizioso e particolare secondo piatto di facile realizzazione e di sicuro gradimento.
Le costolette d’agnello parmigiano e prezzemolo risultano infatti molto saporite, tenere ed invitanti anche per i bambini, che di solito non gradiscono questo tipo di carne. Un’ottima ricetta, ideale da preparare in occasione della Pasqua.

Ricetta. Per preparare le costolette d’agnello parmigiano e prezzemolo iniziate a togliere il grasso attorno alla carne  prima tagliandolo con un coltello e poi tirandolo con le dita per separarlo dalla carne. Poi pulite bene l’osso sporgente con un coltellino con il quale raschierete tutta la superficie togliendo la cartilagine che lo avvolge. Con il batticarne, pestate delicatamente le costolette, dopo averle coperte con della carta da forno per non rovinare la carne.  In una terrina sbattete quindi le uova, unendo il parmigiano grattugiato, un pizzico di sale, il prezzemolo tritato finemente, e lo spicchio d’aglio schiacciato. Mettete in una larga padella 6 cucchiai di olio ed il burro, e fate scaldare; passate quindi le costolette prima nella farina e poi nell’uovo in modo che ne siano totalmente e perfettamente ricoperte, sgocciolatele bene e rosolatele a fuoco vivace da ambo le parti, in modo che diventino ben dorate senza prolungare troppo la cottura (2-3 minuti per lato). Mettete  le costolette d’agnello parmigiano e prezzemolo ad asciugare qualche istante su qualche foglio di carta assorbente da cucina, dopo di chè disponete le costolette d’agnello parmigiano e prezzemolo su di un piatto da portata accompagnate da qualche spicchio di limone, ed abbellite con del prezzemolo riccio. Le costolette di agnello, si ottengono dal carrè tagliato a fette; al momento dell’acquisto, sarebbe meglio farsi tagliare le costolette tagliare abbastanza spesse, affinché la cottura non le indurisca; ricordatevi inoltre prima di cucinare la carne d’agnello, di privarla di tutto il suo grasso. La carne d’agnello è molto digeribile, ha basso valore calorico e alto potere nutritivo; è considerato agnello l’ovino che abbia più di due mesi di età, e arriva fino all’anno di vita, poiché dopo tale data viene chiamato pecora (se femmina) o montone (se maschio). L’agnello ideale per la cucina dovrebbe avere 5-6 mesi di vita ed un peso compreso tra i 5 e gli 8 kg.

Un consiglio: prenotate entro le ore 18:30 e non vi pentirete di averlo fatto. Vi aspettiamo

Venerdì 3 febbraio il nostro viaggio tra le Tradizioni Culinarie incontra la “Zuppa di Ceci e Castagne”. Abbiamo voglia di stuzzicare il tuo palato e lo faremo anche in occasione di “In Bocca al libro”, un appuntamento culturale che vede un autore intervistato da un critico letterario e non solo.
Ma parliamo della zuppa di ceci e castagne. Tipicamente autunnale, un piatto “povero”, le cui origini si perdono in un passato piuttosto antico…di carbonai e boscaioli, risalendo indietro nel tempo, anche fino al ’700 … in tutte quelle zone dell’Appennino ricche di boschi di castagni.

Per le popolazioni montane spesso la produzione del carbone rappresentava l’unica possibilità di sostentamento famigliare, con l’allevamento degli animali e una stentata agricoltura. Vivere il bosco significava anche approvvigionarsi dei suoi frutti…e la castagna ne era sicuramente l’emblema.
Un piatto caldo e sostanzioso come questa zuppa ben si confaceva alla rigidità del clima montano e all’esigenza di cibi sostanziosi.
L’Abruzzo nello specifico è una terra ricca di lavoro e di passione, di storia e di ideali. La tradizione culinaria abruzzese è molto variegata e molto legata alla sua conformazione geografica. Ecco quindi che nelle zone di mare le zuppe di pesce e la materia ittica la fanno da padrona, con la loro freschezza e la loro originalità.  Se invece ci avviciniamo alla catena montuosa appenninica ed al Gran Sasso, possiamo subito notare come le tradizioni dei contadini e degli allevatori  che solevano sfamarsi con i frutti della terra e della propria transumanza, siano ancora vive nella cucina. Questa regione mantiene intatte le sue tradizioni gastronomiche. Pastorizia ed agricoltura sono attività ancora ben sviluppate e la gastronomia propone gusti forti e genuini, la cucina è robusta nei sapori. La ricetta di oggi è quella della zuppa a base di ceci e castagne. Ingredienti poveri dunque, ma al contempo gustosi, che mixati nelle più astruse combinazioni, sono in grado di stuzzicare il palato come pochi piatti al mondo.
Un appuntamento da non perdere.
E’ consigliata la prenotazione. Vi aspettiamo
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